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Qui potete trovare le mie considerazioni sul concerto di Ravenna
http://guide.supereva.it/franco_battiato/interventi/2004/07/169275.shtml
e qui quelle sui concerti di Este e Mantova
http://guide.supereva.it/franco_battiato/interventi/2004/07/169888.shtml
Solo l'ottusità delle "major" discografiche può far sì che un disco di tale bellezza resti confinato negli archivi e ne sia, di fatto, negato l'ascolto. Un lavoro che come pochi, almeno in occidente, riesce ad esprimere devozione, pura fede ed una spiritualità assoluta.
Siamo alla fine degli anni '80: Battiato ha fondato una sua piccola etichetta con l'intenzione di divulgare musiche che altrimenti resterebbero "nascoste". Il tentativo presto verrà soffocato dalle scarse vendite e dalla scarsa visibilità dei lavori, ma si fa in tempo a pubblicare questo lavoro di Camisasca, il suo secondo, che arriva a 14 anni dall'esordio. Quei pochi che si ricordano "La finestra dentro" rimangono stupiti dalla differenza tra i due dischi: lì dove avevamo un uomo in crisi che gridava con straordinaria forza espressiva il suo malessere ora c'è una persona serena, che canta le lodi del suo Signore ed esprime la sua devozione con una voce, ma questo si sapeva, meravigliosa, tra le più belle che in Italia si siano ascoltate in questi ultimi 30 anni.
Il lato A dell'LP (questo disco non è stato MAI ristampato in digitale) è affidato ad un unico lungo brano, che da il titolo al disco. Scritto da Camisasca, utilizzando un testo del IV secolo, è un brano di una bellezza indescrivibile. Pur apparendo evidenti i riferimenti alla tradizione musicale cristiano-cattolica altrettanto evidenti sono i riferimenti alla musica di oggi, le tastiere (perfette!) affidate a Filippo Destrieri si coniugano mirabilmente con la voce ieratica di Camisasca (e con il coro e la soprano Donatella Saccardi) senza che, neanche per un attimo, antico e moderno entrino in contrasto. Al contrario i suoni "contemporanei" si fondono mirabilmente con "l'antica saggezza" che pure permea questo brano. A mio parere una delle vette assolute della musica sacra occidentale contemporanea (a questo livello mi vengono in mente solo certi lavori di Arvo Part o Henryk Gorecky).
Nel secondo lato vengono interpretati 3 brani del VII e XI secolo per poi concludere il disco con un breve "Alleluia", scritto da Camisasca, ed è sorprendente l'uniformità del "mood" dell'intero lavoro, ferme restando le differenze stilistiche tra i brani nuovi e quelli tradizionali, espressione di una continuità fortissima tra chi, più di mille anni fa, cercava di traslare in musica la sua dimensione spirituale, di cantare la sua preghiera, e chi lo fa ai nostri giorni.
Invece di rifare il verso a se stessa e partecipare ai teatrini revivalisti della televisione, Nada ha, da qualche anno, ripreso a fare musica senza badare al suo passato e con una invidiabile attenzione al presente, alternando la sua dimensione classicamente pop a quella più intima del trio acustico (voce, chitarra e contrabbasso.).
Questo suo ultimo lavoro è un disco davvero sorprendente.
Innanzitutto per la musica: un rock minimale e abrasivo, insistente e cocciuto, (che, credo, debba molto a certe atmosfere tipiche dei CSI oltre che alla iper-pubblicizzata produzione di John Parish "il produttore di PJ Harvey"). Il disco è stato realizzato con chitarre, basso e batteria, e suona assolutamente "contemporaneo" e per nulla nostalgico. Melodie semplici, armonie essenziali, ma tantissima anima riversata nei "crescendo" tipici di parecchi brani.
Poi ci sono i testi, di Nada stessa, dolorosi, intensamente vissuti, stupendamente "vivi" ed interpretati con intensità e partecipazione.
E infine la sua voce, che con l'età è diventata ancora più roca, ma ha mantenuto e migliorato la sensibilità ed è ora un più che duttile strumento tramite il quale lei si esprime completamente potendo davvero riversare, e con forza straordinaria, tutta se stessa nelle atmosfere di questo lavoro.
Un disco che, se suona "giovane" nelle scelte musicali e negli arrangiamenti, è, invece, straordinariamente maturo nell'universo di sentimenti e stati d'animo che esprime.
E Nada mostra a tanti suoi colleghi come si possa continuare a fare (buona) musica senza scadere nell'eterna parodia di se stessi e dei propri anni giovanili. E' singolare come sembri "fresca" lei che racconta le sue vicissitudini (anche drammatiche) e, in confronto, sembrino "stantii" tutti quei signori che si affannano a cantare "giovanilisticamente" le solite "Bandiera gialla" o "Luglio-col-bene-che-ti-voglio", cercando di coinvolgerci in finte feste dove regna una allegria obbligatoria che non può non raggelare chi abbia un minimo di sensibilità.